A Sarroch Bubola e i Malinda Mai poi lacid jazz del James Taylor Quartet

17 giugno 2010

Venerdì, 10 settembre, Massimo Bubola e l'orchestra Malinda Mai; sabato, 11 settembre, l'acid jazz del James Taylor Quartet. È un gustoso weekend musicale quello proposto a Sarroch (CA) da Dromos, l'associazione culturale titolare dell'omonimo festival che fra luglio e agosto ha celebrato a Oristano e provincia la sua edizione numero dodici.

Due serate da non perdere, allestite nel parco della Villa Siotto con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Sarroch.

Si comincia, dunque, venerdì alle 21:30 (ingresso libero), con Massimo Bubola e i Malinda Mai. Un sodalizio nel segno di Fabrizio De André, quello fra il cantautore veronese e il gruppo oristanese, entrambi legati alla sua musica, sebbene per motivi diversi: Bubola per aver avuto modo di collaborare con lui come coautore degli album Rimini e l’Indiano, i Malinda Mai per essere invece considerati fra i migliori e più originali interpreti del repertorio dell'indimenticabile Faber.

Nati da un’idea del loro direttore artistico, il violinista Antonello Manca, e di altri musicisti sardi uniti da una lunga esperienza professionale, i Malinda Mai hanno fondato l’orchestra omonima nel 1998 e contano cinque cd, colonne sonore per RAI e Fininvest, oltre a un'intensa attività concertistica in Sardegna e fuori dall'isola. Lo scorso aprile l'incontro con Massimo Bubola da cui è nato il progetto (già testato in concerto lo scorso luglio a Ulassai) di interpretare lavori del cantautore veronese e rivisitare i suoi brani scritti a quattro mani con Fabrizio De André.

Compito che a Sarroch l'orchestra Malinda Mai affida a un organico come sempre folto: Corrado Atzei (voce principale), Antonello Manca (violino, direzione artistica, arrangiamenti orchestrali), Gianmatteo Zucca (chitarra classica e chitarra elettrica), Nicola Piredda (fisarmonica, seconda voce, effetti sonori), Gianmarco Manis (chitarra acustica), Giambattista Angotzi (pianoforte e tastiere), Jessica Mura (flauto e ottavino), Francesca Loche (voce solista femminile e cori), Matteo Muntoni (basso acustico e basso elettrico), Stefano Vacca (batteria e percussioni) e il Quartetto d'archi Malinda Mai, ovvero Antonello Manca (primo violino), Gianbattista Longu (secondo violino), Ivano Lobina (viola) e Luca Pischedda (violoncello).

Altri suoni e atmosfere la sera dopo: sabato, 11 settembre, sempre alle 21.30), a Villa Siotto arriva il James Taylor Quartet, gloriosa band britannica che sembra aver stabilito ormai un rapporto speciale con la Sardegna (come confermato dallo stesso James Taylor in una recente

intervista), dove torna a esibirsi a meno di un mese di distanza dalla partecipazione al festival Mamma Blues, sempre organizzato da Dromos a Nureci.

Capeggiata dal suo fondatore, alla tastiera del suo inseparabile organo Hammond, il James Taylor Quartet schiera in questa occasione Scott Thompson alla tromba, Gareth Lockrane al flauto, Andrew McKinney al basso, Chris Montague alla chitarra, la vocalist Yvonne Yanney e Pat Illingworth alla batteria.

È il 1985 quando l’organista inglese James Taylor fonda il quartetto a suo nome. Da lì parte per il gruppo un glorioso percorso lungo 25 anni e costellato di successi di pubblico e di critica, che ben presto lo portano a diventare l'icona mondiale dell'Acid Jazz, termine che fu coniato dalla critica per definire la sua musica frutto di un'esplosiva fusione di Soul, Funk, Jazz, Spy Movies e R’n’B.

Costanti e innumerevoli i successi discografici della band dagli esordi (con il singolo “Blow up” e il primo album “Mission Impossible”) fino all’ultimo album “New World” (uscito l’anno scorso), un disco molto "jazzato" anche per la presenza di tromba, flauto, pianoforte e Fender Rhodes, ma con l'inconfondibile marchio di fabbrica del James Taylor Quartet. Ma sono soprattutto le esibizioni dal vivo a decretare la fortuna internazionale del gruppo. Sarà proprio l’intenso rapporto con il pubblico dei suoi "live", ad esempio, ad attirare a fine anni ’80 l’attenzione della major Polydor, etichetta con la quale il James Taylor Quartet pubblica tre album oltre a una serie di singoli memorabili (compreso il celeberrimo “The Theme from Starsky & Hutch”).



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